Storie? Anche l’uomo piccolo quando il sole è basso fa l’ombra lunga

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ALDO MONTI

Maestro d’ascia da sempre a Castiglioncello è nato all’Hotel Miramare stanza 22 nel 1932. Ha da sempre seguito la sua vocazione di uomo di mare e di barche. Ritiratosi dal lavoro attivo in questo libro racconta la sua storia che è la storia e la vicenda di un territorio. Personaggi che hanno popolato l’infanzia di Aldo: maestri artigiani, compagni di immersioni e di battute di pesca barche nate spesso da una ferrea volontà e realizzate contro ogni previsione.  Crociere nel Mediterraneo e regate tirate fino all’ultima bolina. Tutto fa di questo libro, che inaugura la collana di Storie di mare dell’Erasmo una piacevolissima lettura, e una testimonianza di un lavoro artigianale ormai quasi del tutto scomparso.

89. PRIME REGATE SNIPES IN LIGURIA 1949-1952 E REGATE CON I
FLYNG DUTCHMAN 1955-1959
Quando si regatava con gli Snipes si facevano regate nella zona, ma poi ci venne la voglia
di andare in Liguria, soprattutto per avere dei confronti. Andavamo alla Stazione,
fissavamo dei carri per le merci, si caricavano le barche sui vagoni, si bloccavano bene
affinché non subissero danni durante le manovre del treno. Andavamo completamente
spesati a Sestri Levante, a Santa Margherita Ligure, ad Alassio, a Portofino e a San Remo.
Le prime volte si tornava barcocchiati ma col tempo ci piazzavamo bene.
Franco Beccuzzi, Paolo Biagioni, Piero Bacherini, io, Roberto Francalacci, e a volte il
mio fratello Enzo. In quei tempi non esistevano carrelli trasporto imbarcazioni, e le macchine
erano rare. A Castiglioncello ce n’erano: una di mio padre, una di Piero Bacherini,
una di Joe Bientinesi e altre due o tre di cui non ricordo chi fossero i proprietari.
Naturalmente c’erano anche i taxi della famiglia Ciucchi! Oggi tutto è più facile. Viva
questi giovani che partono con la macchina, il carrello con la barca sopra e la loro ragazza!
Incominciò poi il periodo degli FD.
Cominciavamo con la stagione delle regate a Cannes, a gennaio. Queste regate coincidevano
con le vacanze di Natale nelle scuole. Allora, da un cenciaio comprai una Fiat
1100B, era in demolizione. La portai in un garage del Miramare e la smontai e la rifeci
tutta. Smontai le balestre e le battei per dargli la forma giusta, rimboccolai le sospensioni
anteriori con nuove boccole di bronzo fatte al tornio. Controllai i freni, tornii i tamburi
e cambiai i ferodi. Nella carrozzeria dove c’erano le ammaccature ci fusi lo stagno,
non c’erano stucchi bicomponenti come oggi. Quando la finii era bellissima, era il mio
orgoglio.
Costruii poi un carello, allora si poteva, presi un differenziale con le ruote di una macchina
in disfacimento. Feci un telaio con i tubi per lo snodo dove si agganciava la macchina
usando una crociera. Sistemato l’impianto elettrico andai al collaudo a Pisa e andò
tutto bene. Io con il mio equipaggio e Piero Bacherini con il suo, partimmo passando
dal Passo del Bracco dove si trovava quasi sempre la neve (l’autostrada Genova–Livorno
era ancora da costruire). A Cannes la regata era combinata con gare di sci. Là trovavamo
il sole e la gente faceva il bagno, eravamo due equipaggi alloggiati al “Carlton”,
e a mangiare in un ristorante “l’Alzatienne”, tutto spesato!!!
Queste erano le prime regate della stagione, poi continuavamo in Liguria e a settembre
si chiudeva la stagione a Luino. Molte regate valevano per il Campionato del Tirreno
che vinsi per molti anni di seguito e per il Campionato Italiano che facevo sempre
perché ero il terzo in graduatoria, dopo Capio e Porta. I piazzamenti erano sempre
buoni, considerando che regatavo con barche costruite da me (sopra il peso), e con
albero di legno e vele di cotone, mentre esistevano già vele di Dacron e alberi di alluminio
molto leggeri.
Nel 1957 in un Campionato Italiano a Castiglioncello arrivai quarto dopo i tre campioni
di allora, ma vicinissimo, a 50 m da loro, e poi arrivava il gruppo. A Genova Quarto
arrivai terzo, ad Alassio terzo e terminai a Luino arrivando secondo. Mario Capio,
una diecina di anni più di me, mi disse: “Sei uscito da leone, mi cominci a far paura”.
Al secondo giro della regata ero settimo e sul bordeggio del terzo giro passai cinque
barche ed ero vicinissimo a Capio che era nervosissimo. Fui così ammesso ai Campionati
del Mondo a Rimini. A ciò avevano diritto i primi due ed io essendo il terzo dovetti
fare delle regate di selezione, che durarono 15 giorni con settantadue barche di tutto l
mondo. Arrivai secondo e potei così partecipare al Campionato del Mondo.
Regatavo con una barca (l’unica) ancora con le vele di cotone, puro macò egiziano cucite
da una Veleria di Trieste, salvo errori Veleria Zadro e l’albero di legno, da me costruito.
Il Galantuomo II° era sopra il peso di stazza di 60 kg. Esistevanno già le vele
di Dacron e gli alberi di alluminio. Con questa barca partecipai ai Campionati del Mondo
nel 1957 a Rimini, vinti dal tedesco Mulka. Fece il vento a refole e lui era uno specialista
di tali condizioni perché abituato ai laghi alpini.
Sulle boe di bolina ero sempre davanti agli italiani e la boa la giravo a volte terzo a volte
quarto, poi però al lasco ed in poppa essendo loro molto più leggeri mi oltrepassavano
Mario Capio e Porta. Erano cinque regate, se ricordo bene, all’ultima ero sesto
nella classifica generale, ma mi si incatagnò la drizza dello spinnaker in cima all’albero.
Poiché la vela non venne più giù mi toccò ritirarmi e fui classificato undicesimo. Fummo
chiamati, io e il mio bravissimo prodiere Benito Pizzi (compagno di tutte le regate
e degli allenamenti invernali con l’FD) da Beppe Croce che ci assegnò come riserva
a Capio alle olimpiade del 1960.
Con Benito Pizzi eravamo affiatati, ci si intendeva con lo sguardo, e lui capiva al volo
la manovra da fare. Il problema fu che nessuno mai ci aiutò. Non si poteva più competere
con la barca di 60 kg sopra il peso e con le vele di cotone.