Il ponce livornese

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Descrizione

Se il cacciucco è un po’ la bandiera della Livorno multirazziale (“cacciucco di genti”), il ponce esprime l’ardore e il carattere, lo spirito, la carica del livornese autentico, la sua voglia di sorprendere, di aggredire, di montarsi la testa. Di vivere sopra le righe. Aldo Santini, che di Livorno ha innalzato la storia avventurosa al settimo cielo, scrive: “È una birbonata che corrisponde a una dose farmaceutica per indurti all’ottimismo”. Pubblicato nel 1994 con il titolo “Elogio del ponce alla livornese” nelle edizioni di Paolo Belforte, libraio tra i più illustri d’Italia, erede dei Belforte che primeggiarono nel Mediterraneo con le loro opere in lingua ebraica, il libro di Aldo Santini andò prestissimo esaurito. Snellito e reso più vivace, oggi viene riproposto ai lettori che amano i sapori forti.

Aldo Santini

è nato giornalisticamente nell’immediato dopoguerra, nel “Tirreno” di Athos Gastone Banti. E come inviato è cresciuto nel settimanale “L’Europeo” diretto da Tommaso Giglio. Da scrittore ha debuttato nel 1981 con “Livorno ammiraglia. Cento anni di Accademia Navale” (Belforte). Poi ha avuto successo con le biografi e: “Nuvolari” (Rizzoli), “Modigliani” (Rizzoli), “Carnera” (Mondatori), “Ribot” (Mondatoi), “Costanzo Ciano, il ganascia del fascismo” (Camunia), “Ma scagni viva e abbasso” (Belforte), “Modigliani maledetto dai livornesi” (Belforte). In “Tombolo” (Rizzoli) ha ricostruito le drammatiche vicende vissute da cronista del “Tirreno” e con l’editore Muzzio di Padova si è imposto nel settore del mangiare e del bere: “La cucina livornese”, “La cucina maremmana”, “La cucina fi orentina”, “Chianti, amore mio”, “Brunello sei grande”. Con Maria Pacini Fazzi di Lucca ci ha dato fra l’altro “Dal nostro inviato alla Meloria”, “Il Sassicaia e i suoi compagni”, “Bolgheri vino e poesia”, “Toscani contro Toscani” e “Santi e peccatori della Toscana”.